Nel mondo romano l’immagine era una realtà indispensabile alla vita sociale: non solo le divinità erano rappresentate per immagini, ma tutta la letteratura è ricca di testi potentemente evocatori d’immagini, inoltre la stessa raffigurazione dell’imperatore diventa strumento di comunicazione nelle sculture chem, riproducendone e talvolta idealizzandone le fattezze, lo rendono reale nell’immaginario coevo, fino a quelle raffigurazioni di potere d’uso quotidiano che sono le monete.
Vi erano numerosi ordini sacerdotali in Roma, ognuno dedicato ad una divinità precisa. Il Pontifex maximus era capo del collegio dei pontefici, includente i Flamines, le Vestali ed il Rex sacrorum. Flamen Dialis, il sacerdote al servizio di Giove, Flamen Martialis, al servizio di Marte, e Flamen Quirinalis, al servizio del dio Quirino, erano i sacerdoti più importanti e dal 300 a.C. dovevano appartenere a famiglie patrizie.
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All’inizio dell’era cristiana il mondo mediterraneo viveva situazioni politico-religiose molto variegate, numerosi eventi (separazione tra Impero d’Occidente e d’Oriente, Concilio di Nicea e di Calcedonia, caduta dell’Impero Romano d’Occidente, campagne militari, nascita e diffusione dell’Islam) definirono un periodo di forti trasformazioni, in cui gli scambi interculturali furono la norma.
R’ Said Kachazam wrapped in a shamlei tallith in Yemen.
Nella pratica rituale ebraica lo scialle da preghiera (tallith) ha una importanza notevole e, benchè esso non faccia parte dei paramenti liturgici, è altrettanto vero che il suo uso si è perpetuato fino ad oggi, conservando tutte le caratteristiche stabilite anticamente. Il tallith deve avere quattro nappe agli angoli, dette tzizith, composte da un numero preciso di fili e nodi ciascuna: il numero dei nodi ed il numero di volte in cui alcuni fili sono avvolti attorno agli altri (ve n’è sempre uno più lungo che in antico era blu e non bianco) corrisponde numericamente al “nome” di Dio; è un vero e proprio codice che utilizza una forma d’abbigliamento per comunicare con Dio stesso, secondo i suoi insegnamenti.
Oro, filati violacei scarlatti e color porpora, lino, gemme, sonagli melagrane e nappe.
Il guardaroba del clero cristiano è nei primi secoli del tutto simile a quello della gente comune e solo tra il V-VII secolo d.C. le vesti liturgiche cominceranno a distinguersi da quelle quotidiane. Non è importante solo comprendere in quale modo si siano sviluppate le forme della veste liturgica, o da dove esse siano state tratte; è altrettanto interessante seguire il percorso delle idee che hanno motivato una scelta piuttosto che un’altra nel corso del tempo.